erdogan

Up Patriots To Turkey

NATO, Siria e Turchia: prove tecniche di guerra contemporanea.

[dhr]

erdogan

[dhr]

[dropcap]S[/dropcap]taranno arrivando in queste ore, via posta o in kit di montaggio, i quattrocento soldati che la Turchia ha chiesto alla NATO, di cui è membro dal 1952, per difendersi dal nervosissimo Assad. Con i militi giungerà anche una batteria di missili chiamati solennemente “patriot”, anche se non si capisce bene quale sia questa Patria evocata, tanto disparato e multiforme è l’universo-NATO.

Una delegazione è andata in gita –tutto spesato, ça va sans dire- fino alla base militare che ha il poco simpatico nome di Malatya, nel sud del Paese, verso il confine con la Siria, proprio quello che la Turchia vuol proteggere con questi missili nuovi di zecca (ma saranno davvero nuovi, questi missili, o c’è il rischio che siano invece fondi di magazzino della guerra fredda?).

Rasmussen, il segretario generale dell’allegra combriccola (il prossimo, tenetevi forte, sarà l’ineffabile, immarcescibile Franco Frattini) lo aveva annunciato a fine novembre: la NATO autorizzerà la spedizione e i patriottici missili, forniti da Stati Uniti, Olanda e Germania –che ci mette anche i suoi efficientissimi quattrocento prussiani- giungeranno in Turchia e saranno installati nelle province di Gaziantep e Sanliurfa.

Gli States, galvanizzati non si sa perché ad ogni tiro di schioppo, ad ogni colpo di mortaretti, hanno allarmato le portaerei e i velivoli della loro base di Incirlik.

Qualche riflessione emerge sua sponte, sollevata da certe congiunte leggi della fisica e della teoria delle relazioni internazionali. Anzitutto, la Turchia, che esce fuori da due faticosi decenni di tira e molla con una confusa Unione Europea, si è definitivamente rassegnata e anzi trova oggi vantaggioso lasciar perdere la questione dell’adesione ad un continente impoverito e in grave difficoltà.

Ma Erdogan, che i suoi detrattori tacciano di sultanismo, nonostante lui stesso richiami costantemente la grande tradizione ottomana, s’interroga oggi sempre di più su quale sia e debba essere in futuro il ruolo della Turchia nel contesto geopolitico euro-asiatico. E’, questa Turchia, al netto d’ogni considerazione, una potenza insoddisfatta e ambiziosa, nostalgica d’antichi fasti e bramosa di nuovi trionfi.

La sua solidità economica e sociale (se si escludono periodiche scaramouches col PKK), il suo prestigio internazionale, la considerazione di cui gode a cavallo tra Oriente e Occidente – gli uni ne apprezzano la parvenza di democrazia e laicismo, gli altri il suo essere irriducibilmente baluardo della tradizione levantina e musulmana- le concedono poteri speciali.

Compreso quello di fare la guerra, o almeno di assestare colpi decisivi a potenze deboli e discusse come la confinante Siria – la fine della guerra civile, dopo il vasto riconoscimento internazionale alla sua opposizione, tarda ad arrivare- o il temibile Iran – che conferma oggi di dover continuare “per forza” il processo d’arricchimento dell’uranio, per scopi pacifici, of course.

Ma quali saranno le ripercussioni sugli equilibri mondiali dopo che, in barba ad ogni rassicurazione, la Turchia farà esplodere i missili che le sono stati patriotticamente ceduti dalla NATO?

E’ infatti sicuro, e la Turchia l’ha dimostrato nelle scorse settimane, che non si farà scrupolo di rispondere massicciamente ai petardi gettati dall’altra parte della linea di confine.

Ci si troverebbe davanti all’incresciosa situazione di un Occidente che arma una potenza inquieta ed innesca la polveriera medio-orientale; tenendo conto del fatto che Mosca ha già iniziato a tuonare contro la decisione della NATO di rafforzare il confine meridionale turco, saremo costretti nei prossimi mesi ad interrogarci nuovamente sul ruolo e sul significato dell’Alleanza Atlantica che, per legittimare la sua utilità fuori tempo massimo, deve di tanto in tanto fomentare la rissa e costruirsi un nemico.

Battiato qualche anno fa cantava “Up patriots to arms, engengez-vous!”.

La guerra contemporanea mi butta giù.

[hr]

Photo Credit: osipovva

Leave a Reply