Mali

Mali d’Europa

Un amaro cor(ro)sivo per un invito alla riflessione. E un messaggio di speranza, nonostante tutto.

[dhr]

Mali

[dhr]

[dropcap]S[/dropcap]i sono levate, le anime belle dell’Occidente, contro l’operazione neo-colonialista della Francia in Mali, versione aggiornata del nostro scatolone di sabbia. “E’ una vergogna –si è detto- che si permetta ad uno Stato straniero di ingerire nelle questioni interne al Mali, con metodi arbitrari e al di fuori di un accordo in seno all’ONU”. Le anime belle ritengono sempre sia meglio fare le guerre sotto un vessillo neutro che sotto quello di una potenza imperialista.

Oltre ogni attesa, gli aerei mandati con atto d’imperio dal moscio presidente Hollande sono riusciti nell’impresa di conquistare Timbuctù, senza nemmeno mettere in pratica l’olocausto di libri che segna le ultime pagine de “Il nome della rosa”. Come questa sia una vittoria di Pirro e come le truppe regolari non abbiano regolarmente il controllo di tutta la vasta area maliana lo dimostreranno le prossime settimane. Ma l’azione francese e la guerra in atto ci suggeriscono qualcosa di più di una semplice lezione di strategia militare.

Anzitutto, l’inestirpabile natura della guerra, che –le anime belle se ne facciano una ragione- travalica ogni sforzo di pacificazione mondiale: Kant mal si adatta al clima desertico, abituato com’è ai rigori di Kaliningrad. Questa guerra atroce, galvanizzante, attraverso la quale tutti devono passare per garantirsi un futuro migliore, per darsi arie di rivoluzione, per sparigliare le regole che amministrano il quotidiano e l’insulso.

Perché bisogna risparmiare all’Africa la tribolazione catastrofica e necessaria della guerra, se l’Europa, eccellendo in quest’arte difficile e suprema, ci ha costruito sopra la sua superiorità morale e materiale? Certo, meglio sarebbe se i soldati maliani potessero sparare veri colpi ed esplodere vere granate, senza simulare con la bocca, quasi una farsa di bambini che si baloccano con armi di legno, frulli e scoppi e cannonate, come un video pateticamente mostrava. Ma insomma: le guerre si fanno coi soldati che si hanno e c’est l’argent qui fait la guerre, come i nostri nonni ben sapevano.

La guerra è un passaggio irrinunciabile, e bisogna lasciare che, ovunque nel Mondo, si scannino e combattano senza risparmio, se è vero che da una guerra civile l’Occidente ci ha tirato fuori la sua meravigliosa democrazia, che del sangue di Atene e di Parigi s’abbevera ancor oggi. Non c’è altra Storia possibile, per quanto spregevole e raccapricciante, e non se ne può tacere l’evoluzione, non se ne possono nascondere le conquiste.

E poi, l’intervento francese in Mali, coi suoi potenti aerei che fanno tribolare le anime belle –“soldi tolti all’istruzione!” mentre le Università, per mancanza di prospettive, santamente si svuotano- e i suoi botti veri e le sue tute mimetiche e la sua legione straniera e le sue medaglie-se-fate-i-bravi, ci riporta alla realtà delle cose, e cioè alla coscienza imprescindibile che non ci libereremo mai della guerra.

Alla Francia noi dobbiamo sempre rendere il merito di mostrarci con anticipo e lungimiranza ciò che troppo spesso nella storia dell’Occidente noi abbiamo dimenticato: che alle radici d’Europa polemos è linfa, è concime salmastro e nauseoso che non si può rifiutare, che da esso nascono la pace e il nomos, di cui nessuno può dirsi mai sazio. Il nostro debito di confusi mentecatti del pacifismo non sarà facile da estinguere: paghi di guerra non lo saremo mai.

Lasciate che il Mali faccia le sue guerre, lasciate che a milioni si massacrino come in una perpetua notte di San Bartolomeo, in un eterno Terrore in cui le teste separate dai corpi non sono mai abbastanza; lasciate che l’Occidente, sotto i suoi occhi, veda consumate le battaglie che ha perduto, perché da queste tragga la paura che ci fa migliori; lasciate che l’Africa bruci, perché solo dalle sue ceneri potrà venire fuori un continente nuovo, conscio della sua potenza. La vera ingerenza, l’imperdonabile intromissione, sarebbe impedirle di sperimentare sulla sua pelle l’orrore della guerra, l’abominio del disastro, il languore del baratro.

Lasciate parlare la guerra, poiché la pace non ha più nulla da dire.

[hr]

Photo Credit: uhurunews

One thought on “Mali d’Europa”

Leave a Reply