8556045259_bb405516e2_z

Francesco tra simboli, fede e geopolitica

Il Vaticano è un luogo in cui la storia trascorre ad un ritmo diverso rispetto al resto del mondo. La sua concezione temporale non è stata intaccata dalla rivoluzione francese ed il suo sovrano regna in maniera assoluta.

[dhr]

8556045259_bb405516e2_z

[dhr]

[dropcap]L’[/dropcap] elezione di Jorge Mario Bergoglio al soglio pontificio segna indubbiamente una cesura storica con il passato ed apre un futuro all’insegna dell’incertezza e della debolezza, mitigate tuttavia dalla profusione di speranza che si è vissuta quando il nuovo Pontefice si è affacciato per la prima volta su piazza San Pietro.

Quel che è immediatamente emerso è stata una miriade di simboli aventi tutti lo stesso messaggio: la Chiesa sarà distinta. Primo fra tutti è il nome di Francesco, un macigno che nessuno prima di Bergoglio, in duemila anni di cristianità, ha voluto sostenere. Lo sfarzo e l’ostentazione di potere che regna tra le mura paoline mal si conciliano con la dottrina della povertà e dell’alienazione di quel che si possiede in favore dei più poveri. Troppe volte negli ultimi decenni la Chiesa è stata passibile di critiche, soprattutto in materia finanziaria, lasciando che lo IOR diventasse una banca opaca, aperta a traffici di fondi che hanno condotto agli scandali che non possono che essere stati decisivi nella rinuncia di Benedetto XVI. Oltre al nome, i simboli si moltiplicano. Bergoglio parla di sé come di un vescovo, che chiede che siano i fedeli a benedirlo: in un solo gesto pone gli uomini in contatto con Dio, affinché proteggano un semplice servitore. Uno in più. E poi, al collo Francesco I porta una croce di ferro, come a dire che l’ostentazione dovrà cedere il passo alla carità.

Molto più mondane, invece, sembrano le dimensioni geopolitiche della scelta dei cardinali. Bergoglio, come Woytila – sebbene in circostanze completamente differenti –, succede a Pietro forte della sua origine geografica. L’America Latina è il continente della rinascita cattolica: lì si concentrano la maggioranza dei credenti ed è lì, tra regimi semi-autoritari (o, più diplomaticamente, professanti una forma di neo-costituzionalismo), povertà e segnali di crescita economica che soggiacciono gli elementi necessari affinché il cattolicesimo possa ritrovare lo slancio necessario per riaffermare il proprio primato morale, politico e religioso sulla scena mondiale. Non a caso la prossima Giornata Mondiale della Gioventù è da tempo prevista a Rio de Janeiro. Dall’America Latina riparte, dunque, una improcrastinabile opera di ri-evangelizzazione che col tempo dovrà imporsi in Africa e in Europa: come ha già affermato il pontefice d’ora in poi bisognerà “camminare, edificare, confessare”.

Francesco ha davanti a sé un panorama di sfide tanto difficile quanto avvincente: dovrà rinobilitare l’immagine della Chiesa agli occhi del mondo. Le aspettative registrate tra i fedeli sembrano confermare la volontà di un cambiamento all’insegna della trasparenza, che allontani la Chiesa dalle questioni finanziarie che ne hanno sconvolto la storia recente e che si scagli in maniera chiara ed inequivocabile contro chi si macchia di crimini quali la pedofilia. Al di là degli aspetti terreni, si solleva tra la comunità dei credenti una voglia di rinnovamento materiale della curia, auspicando un’apertura verso un maggior ruolo delle donne, una rimozione dei pregiudizi verso l’omosessualità e l’abbandono di posizioni considerate eccessivamente conservatrici verso gli strumenti di contraccezione.

Chi crede ad una rivoluzione dottrinale è probabilmente destinato ad illudersi. La Chiesa ha dimostrato nei secoli che è in grado di cambiare e rinnovarsi. Ad una sola condizione però: il tempo. Il Vaticano è un luogo in cui la storia trascorre ad un ritmo diverso rispetto al resto del mondo. La sua concezione temporale non è stata intaccata dalla rivoluzione francese ed il suo sovrano regna in maniera assoluta. Lo stesso accade sul versante spirituale: per abbracciare quei convincimenti che tra i fedeli sono già solidi, le gerarchie ecclesiastiche hanno bisogno di impulsi e di passaggi che chissà sfuggano agli occhi degli osservatori. D’ora in poi, tuttavia, inizia una nuova concezione nella guida dei cattolici. D’ora in poi la Chiesa è nelle mani di Francesco.

[hr]

Photo Credit: Catholic Church (England and Wales)

2 thoughts on “Francesco tra simboli, fede e geopolitica”

  1. “chiede che siano i fedeli a benedirlo” ?
    Assurdo,
    questa e` la prova che la gente ascolta a meta`, quando va bene, di solito ascolta cio` che gli pare, purtroppo in molti avete riportato questa frase mancante di tre parole essenziali, “chiedere a Dio, infatti Papa Francesco ha chiesto ai fedeli di “chiedere a Dio” di benedirlo. Il risultato della falsa informazione si commenta da se`.

    1. Cara Maria,

      in primo luogo ti ringrazio per il tuo commento. Detto ciò vorrei sottolineare come questo fosse un articolo di opinione, non era mia intenzione informare: che vi sia un nuovo Papa è del tutto evidente. Poi, se me lo concedi, credo che sia legittima un’interpretazione più estesa di quel gesto, che va oltre le parole. Sulle semplici parole, certamente, hai ragione tu.

Leave a Reply