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Interviste #1: La privatizzazione della salute globale

Il Professor Missoni aiuta a far luce sul “perché” e sul “come” i nuovi attori globali, come alcuni rappresentanti della filantropia e le partnerships pubblico-privato, influenzano le politiche e i programmi di salute globale, limitando l’attività di promozione di politiche regolatorie e linee guida da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.

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Professore, nuovi attori potrebbero influenzare radicalmente le politiche per la salute globale nei prossimi anni. Ci spiega meglio perché?

Tradizionalmente i principali enti finanziatori dei programmi e delle politiche sanitarie a livello internazionale, con particolare riferimento ai programmi che si realizzano nei Paesi più poveri, erano gli Stati,  in particolare i Paesi membri dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE).  Questo scenario si è modificato nell’ultimo decennio, per l’emergere di nuove organizzazioni sullo scenario internazionale e per la scelta, da parte del sistema Nazioni Unite e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), d’intensificare i rapporti di collaborazione con il mondo privato.  Ciò era dovuto in parte alle accuse di scarsa efficacia e d’inefficienza burocratica mosse al sistema, in parte al prevalere dell’ideologia neo-liberale che voleva ridurre la presenza delle strutture pubbliche a favore del commercio e delle industrie private. Come risultato l’OMS ha promosso le collaborazioni con il settore privato delle grandi industrie transnazionali e con le emergenti fondazioni della filantropia globale, e sono aumentate  le partnerships pubblico-privato nel settore sanitario.

A chi fa riferimento in particolare?

In primis alla Bill and Melinda Gates Foundation (BMGF). Si costituisce nel 2000 dopo la fusione tra la William H. Gates Foundation e la Gates Library Foundation. Nel 2006 Warren Buffet ha promesso 10 milioni di azioni della Berkshire Hathaway, facendo diventare la BMGF la maggiore fondazione al mondo con un valore di circa 37 miliardi di dollari. L’attività della fondazione è concentrata su tre programmi di finanziamento: salute globale, sviluppo globale e Stati Uniti. La natura privata e la missione filantropica della fondazione pongono la stessa in una posizione unica e pivotale nell’arena della salute internazionale. Per comprendere il potere economico e politico della BMGF, basta pensare che nel ranking dei finanziatori dell’OMS, occupa il secondo posto, alle spalle solamente di Stati Uniti e Regno Unito [ultimi dati disponibili 2010, NdR]. Passando alle partnerships pubblico-privato, nel settore sanitario emergono la Global Alliance for Vaccines and Immunization (GAVI) e il Global Fund To Fight Against AIDS, Malaria and Tuberculosis (GFATM). Tali attori, pur non avendo un mandato di direzione della salute globale (che spetta all’OMS), influenzano in maniera rilevante le politiche sanitarie globali.

Potrebbero, questi attori, ridimensionare il potere politico e decisionale dell’OMS? E perché?

Certamente sì, per comprendere il perché è necessario fare un breve riferimento a chi finanzia l’OMS. I fondi dell’OMS si dividono in due categorie: i contributi obbligatori e i contributi volontari. I contributi obbligatori sono pagati dagli Stati membri , calcolati in base alle capacità finanziarie dei singoli Stati e costituiscono il 24% del totale. Il restante 76% dei finanziamenti è raccolto su base volontaria da parte sia degli Stati membri, che di altre Istituzioni Internazionali, fondazioni, partnerships, privati e società civile. Le fondazioni, ad esempio, finanziano il 26% dei contributi volontari. La peculiarità dei finanziamenti volontari è la loro natura vincolante: chi finanzia può decidere cosa finanziare. Il risultato è ovviamente una diminuzione dell’indipendenza dell’OMS e il rischio d’incapacità di guidare l’agenda globale delle politiche sanitarie.

Come si configurerà il ruolo dell’OMS? Rimarrà quello di policy advisor a livello internazionale oppure assumerà quello di coordinatore?

Il mandato OMS, in verità, prevede entrambi i ruoli, oltre che la responsabilità nel definire gli standards, supportare i Governi, ecc.. La debolezza finanziaria dell’organizzazione, oggi vincolata drasticamente ai contributi volontari “assegnati” (earmarked) a finalità stabilite dai donatori, fa si però che vengano privilegiati i programmi verticali e le priorità definite dai donatori stessi. Ad esempio,  il forte accento posto dalla BMGF sui vaccini, si riflette sulle scelte dell’OMS a favore degli stessi; oppure la grossa disponibilità finanziaria del Global Fund To Fight Against AIDS, Malaria and Tuberculosis ha spinto l’OMS a preoccuparsi principalmente di tali malattie, trascurandone altre che potrebbero aver uguale o maggiore importanza in termini di mortalità o morbosità. È evidente la difficoltà dell’OMS nel promuovere politiche regolatorie e linee guida per l’industria alimentare e farmaceutica. È questo il problema centrale.

E il Framework Convention on Tobacco Control?

Il FCTM costituisce, al contrario, un esempio di successo recente dell’OMS come policy advisor. È il primo trattato evidence-based negoziato sotto l’auspicio dell’OMS, con il supporto della società civile. Il trattato è stato possibile nonostante l’opposizione del cartello del tabacco e di alcuni influenti Stati. È la prova che l’OMS potrebbe, se guidato adeguatamente, riuscire a mantenere un ruolo di riferimento per le politiche sanitarie, nonostante l’emergere dei nuovi attori e nonostante le ricordate problematiche finanziarie.

Margaret Chan (Direttore Generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 2010 ha dichiarato che l’OMS dovrà cercare un approccio più coordinato e disciplinato per la mobilitazione delle risorse finanziarie, poiché 80% delle risorse non è considerato sostenibile. Esiste un dibattito per riformare l’OMS, a seguito  dei rilevanti cambiamenti derivanti dall’ingresso dei nuovi attori?

Sì, il dibattito è in corso dal 2011 e si dovrebbe risolvere realisticamente nel 2014.  La nuova proposta manageriale consiste in un meccanismo chiamato “dialogo finanziario”. Secondo Margaret Chan, in una prima fase le priorità per la salute globale dovrebbero essere definite dagli Stati membri e l’OMS non dovrebbe accettare alcun finanziamento che non sia legato alle priorità individuate dagli Stati. Solo successivamente dovrebbe essere aperta una “Pledging Conference”, ossia un fase due in cui è garantito l’accesso ai nuovi attori della salute pubblica. La riforma ha l’obiettivo di garantire una maggiore trasparenza e preservare indirettamente il ruolo di policy advisor dell’OMS. Aggiungerei che la posizione dei Paesi BRICS (in particolare Brasile, India e Cina), oltre che delle emergenti economie dei Paesi arabi, potrebbe avere un peso politico in grado di influenzare il dibattito.

Alla luce delle considerazioni effettuate e indipendentemente dall’esito del dibattito interno all’OMS, è possibile affermare che sia in corso un processo di “privatizzazione della salute globale”?

Credo che il fenomeno della privatizzazione della salute globale sia già divenuto realtà. Si tratta di un fenomeno vincolato non solamente alla BMGF o alle partnerships globali pubblico-privato, ma anche all’azione di marketing delle case farmaceutiche e all’industria alimentare, capaci di influenzare informalmente le politiche sanitarie globali. L’OMS è, e rimarrà, un’organizzazione politica. Interessante sarà scoprire se nel prossimo futuro l’autonomia strategica dell’organizzazione per la sanità pubblica sia destinata a soccombere agli interessi economici dei nuovi attori.

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Eduardo Missoni è docente di Salute Globale presso la SDA-Bocconi e l’Università Bicocca di Milano. Già volontario medico in Nicaragua, funzionario dell’UNICEF e esperto della DGCS-MAE, dal 2004 al 2007 é stato Segretario Generale del World Organization of the Scout Movement.

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Photo Credit: eduardomissoni.info

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