Mali crude oil 2012

Le motivazioni francesi dell’intervento in Mali

Le risorse del Mali non risultano particolarmente significative, e ciò sembra smentire che l’intervento francese sia stato motivato da interessi energetici.

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Mali crude oil 2012

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[dropcap]N[/dropcap]el gennaio scorso, le truppe francesi sono state inviate in Mali per contenere l’offensiva dei ribelli islamici diretti verso la capitale Bamako. Presso il Consiglio di Sicurezza dell’ONU, i diplomatici francesi stavano già lavorando ad una risoluzione che autorizzasse l’intervento armato dell’Unione Africana, ma l’avanzata dei ribelli ha reso urgente un’azione più rapida.

All’inizio di febbraio, il Presidente francese Hollande aveva dichiarato che le sue truppe – a cui sarebbero subentrate, appena possibile, quelle dell’Unione Africana – sarebbero rimaste in Mali fino a che la sovranità del Paese non fosse stata ripristinata. Come scritto da Patrick McGhee in un articolo apparso su questo sito, ad attentare alla sovranità dello Stato maliano sarebbe quindi l’offensiva islamica, e non l’intervento francese.

Altri commentatori sostengono che la Francia avesse ragioni diverse per intervenire. Secondo Seamus Milne del Guardian, l’intervento – motivato da interessi quali petrolio, gas e uranio – si inserirebbe  in una routine post-coloniale tutta francese.

In modo simile, Assed Baig dell’Huffington Post ha giudicato pretestuosa la spiegazione ufficiale, ipotizzando un più realistico interesse per risorse naturali quali oro e uranio.

Tali affermazioni, però, vanno giudicate tenendo conto di dati statistici affidabili. Secondo il CIA World Factbook, nel 2012 il prodotto interno lordo del Mali è stato di 17,35 miliardi di dollari, al 137esimo posto nelle classifiche mondiali; in termini pro-capite, ammonta a 1.100 dollari – al 214esimo posto nelle classifiche mondiali. Tali dati sono confermati dalla Banca Mondiale, secondo la quale il 35% della popolazione maliana vive con meno di due dollari al giorno.

Le esportazioni non sono ingenti, e si concentrano verso i Paesi dell’Asia meridionale e l’Estremo Oriente. Per quanto riguarda le importazioni, la Francia è il secondo interlocutore commerciale del Paese; ma nemmeno questo è sufficiente a motivare l’intervento. Si vadano a considerare i dati del World Factbook relativi al Mali per:

  • Volume di esportazioni: 2,56 miliardi di dollari (al 2012) – al 124 posto delle classifiche mondiali;
  • Partner commerciali – per volume di esportazioni: Cina 31%, Corea del Sud 14,5%, Indonesia 12,2%, Thailandia 6,3%, Malesia 5,4%, Bangladesh 5% (al 2011);
  • Volume di importazioni: $3,21 miliardi di dollari (al 2012) – al 146 posto delle classifiche mondiali;
  • Partner commerciali – per volume di importazioni: Senegal 14,9%, Francia 11,6%, Cina 8,2%, Costa d’Avorio 6,3% ( al 2011).

La Francia, dunque, provvede al 11,6% delle importazioni del Mali, che ammonta a 372 milioni di dollari all’anno; tale cifra costituisce lo 0,0007% delle esportazioni francesi, il cui volume annuo è pari a 567 miliardi di dollari. La Francia ha stanziato 650 milioni di euro (868 milioni di dollari) per la missione in Mali: un investimento che non giustificherebbe un intervento  per motivi commerciali.

I documenti della CIA riportano inoltre dati relativi a petrolio e gas naturale:

  • Greggio – estrazione: 0 barili al giorno;
  • Greggio – esportazioni: 0 barili al giorno;
  • Greggio – riserve accertate: 0 barili al giorno;
  • Gas naturale  –estrazione : 0 metri cubi;
  • Gas naturale – esportazioni : 0 metri cubi;
  • Gas naturale – riserve accertate: 0 metri cubi.

Una tale situazione smentisce che l’intervento francese sia motivato da tali risorse. D’altronde, del Mali non si fa menzione nemmeno nei due più autorevoli volumi sulla storia del petrolio: Il Premio di Daniel Yergin, vincitore del Pulitzer nel 1992; e Oil Politics di Francisco Parra.

L’uranio potrebbe essere una risorsa appetibile per la Francia, che sul nucleare fa affidamento più di ogni altro Paese dell’UE. Ad ogni modo, la World Nuclear Association non include il Mali nella classifica 2011 dei produttori d’uranio; contrariamente al vicino Niger, che provvede al 7% del prodotto mondiale.

Più cospicue risultano invece le risorse minerarie: l’oro è quella principale, ma la nazione si presta anche ad altri tipi di estrazione su larga scala; anche il Niger è ricco di risorse minerarie, tra cui il carbone. Ma, secondo il rapporto 2010 della United States Geological Survey, non ci sono industrie minerarie francesi attive in Mali: le compagnie straniere coinvolte in questo settore fanno capo a Paesi dell’Africa occidentale, Sudafrica, Regno Unito, Australia e Canada.

In sintesi, le risorse del Mali non risultano particolarmente significative, e questo sembra smentire che l’intervento francese sia stato motivato da interessi energetici. Il Paese ha un’economia povera e non produce idrocarburi; inoltre, la Francia non sembra nutrire grande interesse nemmeno nella più fiorente attività mineraria. Si possono intravedere altri motivi dietro l’intervento francese, ma di sicuro si devono escludere quelli legati allo sfruttamento delle risorse maliane.

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Articolo tradotto da: Antonella Di Marzio

Articolo originale: French Motives in Mali

Photo Credit: Magharebia

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