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Cipro, il pivot del Mediterraneo

L’obiettivo dichiarato dal governo di Nicosia è quello di utilizzare la posizione geo-strategica di Cipro, a cavallo tra Europa e Medio Oriente, per rendere il Paese un vero e proprio hub energetico, con un ruolo centrale nel transito commerciale e nell’approvvigionamento energetico europeo.

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[dropcap]N[/dropcap]egli ultimi anni il Mediterraneo Orientale ha accresciuto la propria rilevanza strategica a livello internazionale a seguito di importanti scoperte di idrocarburi. In questa regione, i recenti ritrovamenti offshore di gas naturale ne stanno modificando radicalmente lo status geostrategico ed economico. Prima di raggiungere l’ambizioso obiettivo di diventare esportatori netti di energia, i Paesi del Mediterraneo Orientale, e Cipro in particolare, non possono non confrontarsi con le sfide regionali e gli interessi – di natura economica, politico-strategica e, inevitabilmente, energetico-infrastrutturale – delle maggiori potenze nell’area.

Dopo le grandi scoperte dei campi Leviathan e Tamar lungo le coste israeliane, a due anni di distanza, nel dicembre 2011, è la volta di Cipro: la statunitense Noble Energy riportò una prima scoperta di gas offshore nel blocco 12 del giacimento Afrodite, per un potenziale energetico stimato tra i 5 e gli 8 trilioni di piedi cubi (140-230 miliardi di metri cubi). Quest’area, con tutta evidenza il prolungamento del bacino del Levante, è ancora in una fase iniziale di esplorazione e, pertanto, queste prime stime sono considerate conservative, con la prospettiva di un loro rialzo nei prossimi anni. Si profila quindi per l’isola una ricchezza di enormi proporzioni: a detta di alcuni esperti, infatti, Cipro sarebbe potenzialmente seduta su un tesoro di almeno 60 trilioni di piedi cubi (1,7 trilioni di metri cubi) di gas che, senza considerare le potenzialità del petrolio, potrebbe generare entrate per 400 miliardi di dollari una volta provata la sua commercializzazione.

L’obiettivo dichiarato dal governo di Nicosia è quello di utilizzare la posizione geo-strategica di Cipro, a cavallo tra Europa e Medio Oriente, per rendere il Paese un vero e proprio hub energetico, con un ruolo centrale nel transito commerciale e nell’approvvigionamento energetico europeo. Una prospettiva che tuttavia non considera le tensioni e alcune questioni irrisolte che potrebbero ostacolare lo sviluppo energetico dell’isola, essenziale per risollevare una economia in forte crisi.

Primo fra tutti, la forte destabilizzazione politica risultante dall’invasione militare turca del 1974 che ha prodotto una divisione de facto dell’isola, tra il nord turco-cipriota e il sud greco-cipriota. La scoperta di risorse energetiche nella parte meridionale di Cipro, nonché l’assenza di risultati delle ricerche effettuate finora nell’offshore del nord, hanno aggiunto un nuovo e rilevante fattore di frizione nelle relazioni tra Nicosia ed Ankara. La peculiare situazione politica dell’isola potrebbe quindi rappresentare un freno allo sviluppo dell’economia del Paese, potendo incidere sulle decisioni di investimento delle compagnie estere, soprattutto per quelle che hanno forti interessi in Turchia. Quest’ultima, infatti, ha minacciato ripercussioni per quelle compagnie che intendono sottoscrivere accordi per lo sfruttamento delle risorse con il governo cipriota. È il caso dell’Eni che si è vista sospendere tutti i progetti avviati con la Turchia, a causa del suo accordo di esplorazione firmato con Nicosia a gennaio. Ankara, infatti, sostiene che tali risorse energetiche si trovano in acque internazionali e che dovrebbero andare a beneficio di tutti gli abitanti dell’isola e non solo dei greco-ciprioti. Emergono, quindi, gli interessi strettamente energetici della Turchia. Inoltre, le relazioni tra Cipro e Israele, in particolare quelle relative ad un eventuale progetto di liquefazione del gas per l’esportazione, alimentano la prospettiva di una partnership energetica che, escludendo Ankara, potrebbe far emergere una rotta alternativa per il trasporto di gas in Europa e in Asia, divenendo un ostacolo alla grande mission turca di diventare un hub energetico regionale. Questa prospettiva, secondo alcuni analisti, è stata una delle ragioni alla base del riavvicinamento tra Turchia e Israele che permetterebbe alla prima di mantenere la sua centralità di Paese di transito e al secondo di disporre di una opzione ottimale per l’esportazione del proprio gas. Se, nel lungo periodo, i vantaggi economici di una cooperazione tra Nicosia, Tel Aviv, Atene e Ankara potrebbero farsi più convincenti, nel breve le pressioni energetiche alimentano di tensioni una zona già “calda” motu proprio.

La ferma posizione turca sulla questione cipriota è probabilmente una delle ragioni alla base della decisione russa di non accettare il piano di salvataggio proposto frettolosamente da Nicosia in cambio di licenze di sfruttamento dei giacimenti di gas. A questo va aggiunto, tra le altre, la posizione europea, nonché la special relationship tra Berlino e Mosca, sugellata dall’accordo sul gasdotto Nord Stream, che avrebbe potuto subire contraccolpi se Putin avesse deciso di approvare un piano di salvataggio per un Paese facente parte dell’UE. La posizione di Mosca, quindi, trova un senso nella molteplicità degli interessi che il Paese condivide con i diversi attori regionali, come Germania, Grecia e Turchia, e che possono essere salvaguardati solo con una strategia di ambigua realpolitik. Sebbene la questione del bail-out cipriota abbia messo sotto pressione i rapporti tra Nicosia e Mosca, è difficile ipotizzare una rottura delle relazioni tra i due Paesi quanto, piuttosto, una ridefinizione in nome degli interessi che ancora li legano. Mosca, infatti, ha legami di lunga data con l’isola di Afrodite che spaziano dal settore bancario e finanziario, a quello immobiliare e strategico-militare. Sono forti i sospetti, ad esempio, del ruolo giocato da Cipro nel traffico di armi che dalla Russia arriva fino a Damasco.

Bruxelles, da parte sua, sembra essere determinata nell’infliggere un pesante cambio di tendenza nel business model cipriota e al suo sistema bancario, inficiando il suo status di paradiso fiscale per gli investimenti offshore dei magnati russi. Le scoperte di gas nel mare cipriota rappresentano per l’Europa una grande opportunità per diversificare le forniture di energia, rispetto al ruolo dominante della Russia. Tuttavia, i problemi economici di Cipro, che hanno causato il prelievo forzoso sui depositi bancari, sono anche forieri di forti malcontenti nazionali; l’UE non dovrebbe esasperare la situazione economica perché, come le tante manifestazioni nell’isola dimostrano, i sentimenti anti-europei sono particolarmente diffusi tra la popolazione e potrebbero diventare fonte di instabilità politica. Questo allontanerebbe una possibile soluzione del conflitto con la Turchia, ostacolo centrale all’accesso di Ankara a Bruxelles.

Il quadro delineato sembra poco ottimista per Cipro dato che, almeno nel breve-medio periodo, il pugno di ferro europeo sui conti bancari, la ritirata del sostegno russo e la pressione turca, stringono l’isola in una morsa che non potrà che aumentare il malessere interno e inasprire la recessione dell’economia nazionale. Situazione che non sembra poter migliorare fino a che lo sfruttamento delle risorse energetiche del giacimento Afrodite non sarà a pieno regime, e per il quale potrebbero essere necessari diversi anni.

Al contrario, in un orizzonte temporale più ampio la necessità di cooperazione tra le parti in gioco non potrà che essere sempre più forte per le pressioni derivanti dalla stabilizzazione dell’economia cipriota e per il graduale sfruttamento dei ricchi giacimenti di gas intra-europei. La Turchia ha già inviato segnali in questo senso: conscia del ruolo di transito verso i mercati internazionali, Ankara ha proposto a Nicosia il suo aiuto nello sviluppo del gas, rimarcando d’altra parte come i benefici di tali scoperte dovrebbero essere condivisi da tutti gli abitanti dell’isola. In conclusione, un aspetto più di altri risulta certo: senza una risoluzione della disputa sulla sovranità dell’isola, questione che si trascina da ormai 40 anni, una eventuale cooperazione regionale sembra difficile da ipotizzare.

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Photo Credit: magisstra

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