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Il Corridoio Sud nello scacchiere energetico europeo

Il Corridoio Sud, questo il nome del progetto che punta ad aprire una nuova rotta di transito in Europa, è di estrema rilevanza per la politica energetica europea; il gasdotto permetterebbe infatti di collegare i Paesi produttori del Mar Caspio al mercato europeo, bypassando la Russia e aumentando gioco-forza la diversificazione energetica di Bruxelles, nonché il ruolo strategico dei Paesi di transito.

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[dropcap]C[/dropcap]‘è grande attesa per la decisione, prevista per la fine di questo mese, del consorzio Shah Deniz sulla scelta del gasdotto che trasporterà il gas del Mar Caspio nel mercato europeo. Il Corridoio Sud, questo il nome del progetto che punta ad aprire una nuova rotta di transito in Europa, è di estrema rilevanza per la politica energetica europea; il gasdotto permetterebbe infatti di collegare i Paesi produttori del Mar Caspio al mercato europeo, bypassando la Russia e aumentando gioco-forza la diversificazione energetica di Bruxelles, nonché il ruolo strategico dei Paesi di transito. Il gas, proveniente prevalentemente dal giacimento azero Shah Deniz II, è conteso da due diversi progetti: il gasdotto Grecia-Albania-Italia, o Trans Adriatic Pipeline (TAP), con punto di arrivo in Puglia, e il Nabucco West, una versione ridotta del più conosciuto progetto Nabucco, la cui estensione è limitata al tratto dalla Bulgaria alla località austriaca di Baumgarten, già hub energetico.

La rilevanza del Corridoio Sud è tale che una mappatura degli interessi in gioco risulta necessaria per comprendere l’impatto della decisione del consorzio sugli attori principali; un’esigenza motivata anche dalla presenza in prima linea dell’Italia, che si gioca l’opportunità di diventare l’hub energetico dell’Europa sud-occidentale.

Dal punto di vista economico, i vantaggi del TAP sono noti: pur garantendo la medesima capacità iniziale del Nabucco West, pari a 10 miliardi di metri cubi (bcm), questo gasdotto è più corto e meno costoso e con una struttura manageriale più snella. Può inoltre vantare la presenza nel suo azionariato di Statoil, una delle compagnie facenti parte del consorzio che prenderà la decisione finale sulla rotta di esportazione.

Tuttavia, dal punto di vista politico, Nabucco West ha importanti carte da giocare. Nonostante infatti entrambi i progetti del Corridoio Sud puntino al miglioramento della sicurezza energetica europea, la direttrice nord-orientale contribuisce a ridurre la dipendenza dalle forniture russe dei Paesi  dell’Europa sud-orientale, che mostrano ancora una forte vulnerabilità energetica da Mosca dai chiari risvolti politici. Il TAP, invece, favorisce i Paesi europei del sud, l’Italia in particolare che già diversifica le proprie forniture tramite il gas proveniente dai Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente; inoltre, avendo accesso al mare, questi Paesi possono contare sul contributo del GNL per diversificare ulteriormente il proprio mercato energetico, in vista anche di potenziali esportazioni future di shale gas statunitense.

Per tali ragioni, il Nabucco ha storicamente vantato il forte supporto politico da parte degli Stati Uniti. Nonostante l’amministrazione Obama abbia preferito assumere una linea più neutrale rispetto ai suoi predecessori, all’interno del Congresso stanno riprendendo spazio diverse voci che spingono il governo a prendere una posizione più schierata sulla vicenda del Corridoio Sud. Non potendo vantare alcuna partecipazione di compagnie americane nel progetto, è evidente che l’interesse di molti a Washington per il Corridoio Sud non sia di natura commerciale ma squisitamente politica: preferire la direttrice nord-orientale significherebbe, infatti, aumentare la competizione energetica nell’area balcanica, riducendo il potere di ricatto di Mosca e accrescendo di conseguenza il potere negoziale e la stabilità interna dei Paesi NATO interessati.

Russia e Cina sono invece su tutt’altro fronte. Pechino punta ad avere accesso alle risorse naturali del Mar Caspio in competizione con l’UE; un primo successo lo ha ottenuto con l’avvio della costruzione della Central Asia-China gas pipeline che le permette di collegarsi al Kazakhstan, all’Uzbekistan e al Turkmenistan. Pur non essendo riuscita nell’intento di persuadere l’Azerbaijan a vendergli il proprio gas, il rafforzamento della presenza cinese nel Caspio aumenta la competizione nell’area e può rappresentare una minaccia ad un eventuale potenziamento del flusso di gas caspico in Europa.

La Russia non sembra rinunciare alla sua posizione di major player nella regione e sta facendo le sue mosse per tenere sotto scacco i diversi attori in gioco. Gli sviluppi degli ultimi mesi possono essere interpretati come parte di una strategia volta a mantenere la propria influenza energetica nell’area. Da una parte, l’abbandono del progetto di un braccio meridionale del South Stream, con un percorso similare alla rotta del TAP, sembra aumentare la competitività di quest’ultimo e ad indebolire il progetto Nabucco; dall’altra, le pressioni russe sulla Grecia per comprare gli asset delle due compagnie energetiche nazionali DEPA e DEFSA, gli stretti contatti intrapresi con BP (maggior azionista del consorzio Shah Deniz) sulla possibile costruzione di un terzo braccio del gasdotto North Stream in Gran Bretagna, e le minacce alla Turchia di eventuali ritorsioni, quali tagli alle forniture, non appena sarà operativo il collegamento con l’Azerbaijan tramite il gasdotto TANAP, fanno piuttosto pensare ad un piano russo di influenza indiretta sulle scelte energetiche del consorzio azero e di mantenimento del proprio ruolo dominante nel mercato europeo.

L’Europa, dal canto suo, ha preferito un atteggiamento sostanzialmente equidistante tra i due progetti, con la decisione della Commissione di riconoscere ad entrambi l’esenzione alla clausola di third party access. Addirittura, il Commissario UE all’Energia Oettinger ha sostenuto recentemente la possibilità di coesistenza dei due gasdotti che, pur in tempi diversi, potrebbero giungere in ogni caso a realizzazione. Incertezze dal lato dell’offerta e da quello della domanda rendono questa possibilità ancora lontana, soprattutto in vista degli sviluppi di altri progetti nell’area. Da questo punto di vista, il vero competitor di Nabucco West sembra essere il gasdotto russo South Stream che, pur facendo affidamento su diverse forniture di gas, coinvolge gli stessi Paesi di transito e quindi gli stessi mercati finali.

In questo contesto, l’Italia non dovrebbe perdere quest’opportunità, che le permetterebbe non solo di accrescere il proprio ruolo strategico nell’UE, divenendo uno snodo cruciale per il transito di gas nell’Europa sud-occidentale, ma anche di aumentare la sicurezza della propria politica energetica, riducendo la dipendenza dalla forniture russe.

Nel frattempo, nella zona di Melendugno (LE), punto di arrivo del gasdotto, si è già costituito un comitato No-Tap, a riprova di come l’elevata sfiducia delle popolazioni locali sui progetti infrastrutturali energetici e sulle Istituzioni che li promuovono travalichi spesso le questioni internazionali e di sicurezza nazionale. La mancanza di processi di dibattito pubblico istituzionalizzati, che garantiscano il coinvolgimento delle parti interessate e incoraggino un confronto interattivo orientato al decision-making, resta una delle maggiori sfide che l’Italia deve affrontare. Rinunciandovi, non si fa altro che alimentare uno scontro manicheo tra posizioni inconciliabili il cui unico esito finale è lo stallo decisionale; una situazione che rischia di incoraggiare la fuga degli investitori esteri e fonte di possibile rilancio economico per l’Italia.

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