Cipro: tra sviluppo energetico e tensioni politiche

La questione energetica pone una nuova sfida alle relazioni turco-cipriote: gli enormi interessi in gioco potranno essere forieri di ulteriori tensioni oppure la carta vincente per una strategia che punti ad una risoluzione pacifica della tormentata vicenda politica tra i due Paesi. 

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[dropcap]N[/dropcap]egli ultimi mesi sono stati compiuti ulteriori passi avanti in vista dello sviluppo delle risorse di gas naturale nel Mediterraneo, a Cipro in particolare. Come abbiamo già detto in precedenza, pur essendo stato scoperto recentemente, il potenziale energetico dell’isola di Afrodite ha già attirato grande attenzione a livello mondiale. Si stima che sotto il mare cipriota possano nascondersi 60 trilioni di piedi cubi di gas, un tesoro che fa gola a molti e dalle numerose implicazioni politico-economico-energetiche per il Mediterraneo e non solo. Data l’attualità e la rilevanza della questione, in grado di modificare nel prossimo futuro gli equilibri energetici globali, è opportuno analizzare la situazione cipriota alla luce degli ultimi sviluppi e sulla base della posizione assunta dal governo nella gestione di una ricchezza energetica che tutto il mondo gli invidia.

Pochi giorni fa, il Ministro dell’Energia turco Taner Yildiz ha annunciato la volontà di Ankara di iniziare attività di esplorazione all’interno della zona economica esclusiva (ZEE) cipriota, una affermazione che si aggiunge alle molteplici minacce che nel tempo sono state dirette contro l’isola dalla Turchia. Come ci confermano fonti di funzionari ciprioti, ci sono stati negli anni precedenti tentativi di ingerenza di navi da guerra turche nella ZEE cipriota nonchè varie esercitazioni militari organizzate vicino ai siti di perforazione. Notizie non confermate sarebbero anche circolate circa azioni di intercettazione da parte di caccia israeliani.

Come è noto, le problematiche relazioni tra Turchia e Cipro sono conseguenti all’invasione turca, avvenuta nel 1974, della parte nord dell’isola che ha portato ad una divisione de facto dell’isola. Una situazione dai caratteri paradossali che da allora costringe Cipro a dover convivere con l’occupazione militare di un altro Paese mentre a livello europeo e internazionale ha ottenuto il pieno riconoscimento della propria sovranità. Va rilevato, infatti, che le pretese turche non possono contare su alcun appiglio legale dato che la Repubblica turca di Cipro del Nord non è riconosciuta a livello internazionale se non dalla Turchia; infatti l’Unione Europea, gli Stati Uniti e gran parte della comunità internazionale, nonostante siano sovente accusate di non fare abbastanza per contrastare questa situazione, hanno sempre avuto  un atteggiamento di condanna dell’aggressività turca.

Come sta incidendo ciò sullo sviluppo energetico di Cipro? L’indiscussa sovranità riconosciuta a livello internazionale è probabilmente alla base dell’inconsistenza delle minacce turche relativamente ad un possibile sfruttamento della ZEE cipriota, affermazioni dal tono provocatorio più che di effettiva intenzione. Questo sembra essere percepito anche dalle compagnie energetiche straniere che continuano indisturbate le ricerche esplorative per avviare il prima possibile le ambite attività di estrazione.

A tal proposito, va ricordato che la Turchia a fine marzo era arrivata a sospendere i contratti Eni nel Paese proprio a causa della presenza della grande compagnia italiana a Cipro; il recente incontro tra l’AD Scaroni e il Presidente cipriota Anastasiades, nel quale ENI ha rimarcato il proprio impegno a continuare l’esplorazione del grande potenziale di gas cipriota, anche associando altri operatori internazionali, conferma che l’interesse verso Cipro continua ad essere alto. A giugno, Noble Energy ha avviato le operazione di trivellazione per valutare l’ammontare delle riserve presenti nel blocco 12, nella speranza che confermino l’iniziale stima di circa 7 trilioni di piedi cubi, mentre Total dovrebbe iniziare i sondaggi sismici entro la fine dell’anno ed ENI e Kogas all’inizio del prossimo.

Un altro passo in avanti è stato fatto a fine giugno scorso con la sigla di un MoU tra il Ministro dell’energia cipriota e Noble Energy insieme ai suoi partner Delek e Avner per la realizzazione di un progetto di GNL. I piani del governo sono infatti di costruire un terminale a Vasilikos per l’avvio nel 2020 dell’esportazione del gas naturale verso i mercati internazionali. Anche ENI ha recentemente espresso il suo interesse ad investire in un impianto di liquefazione, se le riserve saranno confermate dai prossimi test.

Uno scenario di questo tipo avrebbe implicazioni di grande rilevanza per i diversi soggetti coinvolti: per Cipro, in primis, che avrebbe la possibilità di esportare il proprio gas con un notevole guadagno per le casse statali, soprattutto dopo la crisi finanziaria che ha colpito recentemente il Paese, e assumendo un ruolo centrale nella diversificazione energetica europea; per l’Europa e per l’Italia, sia per evidenti questioni di sicurezza energetica sia perché, come spiegato da Scaroni, “il modo migliore che si ha per abbassare i prezzi del gas, è averlo in abbondanza e vicino”. Un must di politica energetica che acquisisce ancora più urgenza alla luce dei cambiamenti seguiti alla shale revolution statunitense che, avendo inciso sulla forte riduzione dei prezzi dell’energia a livello nazionale, sta minando a sua volta la competitività dell’economia europea.

L’esportazione del gas cipriota avrebbe indiscutibili implicazioni anche sulla Turchia, la quale si troverebbe a doversi contendere il ruolo di principale hub energetico regionale, vedendosi anche allontanare definitivamente la possibilità, nel breve periodo, di una pipeline di esportazione che, attraversando il suo territorio, salvaguarderebbe la centralità politica ed energetica del Paese. Quest’ultimo progetto, meno costoso rispetto ad un terminale di liquefazione, avrebbe potuto costituire un ponte di cooperazione tra i due Paesi, palesando anche un potenziale avvicinamento sulla questione politica che divide le parti. Tuttavia, le recenti minacce turche sopra riportate evidenziano che la tensione tra Ankara e Nicosia è ancora elevata e non può che rappresentare un ostacolo a qualsivoglia progetto di cooperazione energetica. D’altronde la Repubblica cipriota lo ha ribadito chiaramente: senza una definitiva risoluzione della questione, nonché la costruzione di un necessario rapporto di fiducia con la Turchia, Cipro non intende considerare alcuna possibilità di esportazione del gas tramite la Turchia [fonti ufficiali fornite dall’Ambasciata cipriota in Italia].

Se la volontà della Turchia di entrare nella UE avrebbe potuto condizionare l’atteggiamento turco nei confronti della questione politica con Cipro, la nuova strategia politica stabilita da Erdogan, che ritiene non più prioritario l’ingresso in Europa orientando le proprie ambizioni verso la leadership del mondo arabo, sembra allontanare anche questa ipotesi. Nonostante la questione politica si intrecci profondamente con quella energetica, gli sviluppi positivi degli ultimi mesi fanno sperare che lo sfruttamento delle grandi risorse di gas possa essere avviato come pianificato, e cioè tra la fine del prossimo anno e l’inizio del 2015. Tuttavia, la questione energetica pone una nuova sfida alle relazioni turco-cipriote: gli enormi interessi in gioco potranno essere forieri di ulteriori tensioni oppure la carta vincente per una strategia che punti ad una risoluzione pacifica di questa lunga vicenda politica.

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Photo Credit: Baker Tilly Klitou

2 thoughts on “Cipro: tra sviluppo energetico e tensioni politiche”

  1. Interessante. Tutto vero, ma la lettura (politica) appare distorta verso il punto di vista greco ed europeo. Si dimentica che il mancato ingresso ddella Turchia nell’UE è dovuto ad un pregiudizio politico-religioso, di cui sono responsabili le destre cristiane francesi e tedesche, e non le insufficienze della Turchia: che nel 2004 aveva requisiti sia economici che poltici migliori di paesi come Romania, Bulgaria e la stessa Croazia, che sono stati fatti entrare. Quanto a Cipro, ricordo che a rifuitare l’accordo preparato dall’ONU (c.d. piano Annan) furono i greco-ciprioti, spalleggiati dalla Russia, che ha tutto l’interesse a mantenere la tensione nel Mediterraneo e Medio Oriente, rintuzzando potenziali concorrenti nel mercato del gas. Dispiace che i recenti e deplorevoli fatti di Istanbul facciano ora dimenticare le ragioni storiche della Turchia.

  2. Caro Sergio, mi dispiace risponderle in ritardo ma non mi arrivano le notifiche dei commenti quindi solo da un controllo periodico sui miei articoli verifico se arrivano delle osservazioni in merito. Sul punto che lei solleva, le ragioni della Turchia, comprendo la sua osservazione sul fatto che l’articolo possa tenere in conto maggiormente i punti di vista greco-cipriota ed europeo ma ciò è dovuto ad una mia scelta motivata sia da banali esigenze di spazio che di contenuto. Il mio obiettivo è quello di analizzare gli sviluppi intorno alle recenti scoperte di gas offshore a Cipro e comprendere la visione politica cipriota ritengo sia fondamentale per valutare le future scelte del governo sulla questione energetica. Consideri anche che questo è il secondo articolo che scrivo sul tema e ne è, se vogliamo, un approfondimento. Nel primo, comparso su TRS ad aprile e che spero vorrà leggere, tratto la questione da un punto di vista diverso, analizzando gli interessi delle grandi potenze, e quindi anche la Turchia, nell’area cipriota. In merito a quello che scrive sull’entrata della Turchia in UE e sulle sorti del piano Annan, la pensiamo in modo diverso ma sarebbe davvero troppo lungo spiegarlo qui; spero di avere modo di approfondire questa tematica con lei in altra sede, è un argomento che mi interessa molto e avere l’apporto di altre visioni è fonte di ricchezza imprescindibile.

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