Asia and the Rest: Linee, Cerchi e Triangoli

In questa breve riflessione Marco Pellerey spiega perché lo scacchiere internazionale andrebbe inteso come un insieme geometrico di linee rette, cerchi e triangoli: un luogo dove forme di pensiero ed espressione diverse si intersecano formando un’intricata tela di interessi reali e percezioni quantomeno ambigue.

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[dropcap]N[/dropcap]ell’eterno scontro tra realisti e le varie scuole del costruttivismo nelle relazioni internazionali, i primi sono spesso accusati dai secondi di semplificare troppo la realtà, cesellando col cinismo ogni situazione e denudando i protagonisti politici di ogni dimensione psicologica che non sia quella razionale, calcolatrice e lucidamente egoistica. Vorrei proporre qui un’estremizzazione di questo procedimento in chiave geometrica per sottolineare alcuni aspetti culturali che credo abbiano grande rilevanza per l’attuale contesto internazionale.

Invito il lettore ad immaginare l’importanza che la linea retta (e l’ideale di totale inflessibilità che rappresenta) ha avuto nello sviluppo del cosiddetto Occidente. Si considerino le falangi macedoni, con i soldati disposti in file ordinate pronti a fronteggiare il nemico che gli sta esattamente davanti. Così pure nelle trincee della Grande Guerra o nei cieli della seconda guerra mondiale, è solamente lo scontro frontale e decisivo dal quale scaturiscono coraggio, gloria e vittoria. Il gioco degli scacchi riassume in sé la quintessenza occidentale nelle sue disposizioni binarie: bianchi e neri, pezzi ‘vivi’ o ‘mangiati’, aristocrazia e umili pedoni. La metafora naturalistica sarebbe la possenza di una quercia, il cui tronco dritto e inamovibile sfida gli elementi, spezzandosi pur di non indietreggiare.

L’equivalente orientale di quest’ultimo potrebbe essere rappresentato dal bamboo. Una pianta flessibile la quale, anziché resistere a testa alta al vento dapprima si china, adattandosi, per poi rialzarsi descrivendo un ampio cerchio nell’aria. La qualità suprema si trasforma da durezza a flessibilità; una qualità inerente alla strategia di guerra cinese, come indicato Sun Tzu in alcuni dei suoi più celebri aforismi:

L’arte della guerra consiste nello sconfiggere il nemico senza doverlo affrontare

In ogni conflitto le manovre regolari portano allo scontro, e quelle imprevedibili alla vittoria.

Questa asimmetria è incompatibile con la logica lineare europea ed è stata spesso interpretata- specie dai viaggiatori dell’800 – come indice di inaffidabilità, ambiguità quasi genetica e quindi inferiorità rispetto agli europei, mentre sul campo di battaglia come codardia tipica di coloro che non vogliono esporsi.

Le differenze percettive sono innanzitutto culturali ed hanno un risvolto profondo nella vita quotidiana. Mentre l’Asia cerca l’armonia tra le forme, cercando sempre di stabilire un equilibrio cosmico tra le parti (Yin e Yang) evitando il più possibile conflitti verbali o fisici, gli occidentali al contrario credono che dal confronto diretto- soprattutto in politica- scaturiscano idee nuove ed innovative, puntando il dito contro tutto ciò che non va in modo diretto ed esplicito. L’America non è forse il paese dello straight talk?

A queste metafore geometriche sulle quali numerosi studiosi si sono espressi in dettaglio se ne aggiunge una terza, che è essenziale per comprendere meglio i giochi politici in Asia: il triangolo. Come risolvere conflitti tra persone o nazioni senza essere troppo espliciti e quindi rischiare di offendere o peggio, di far ‘perder la faccia’ all’avversario? La soluzione è quella di delegare a terzi che fungano da intermediari. È  un gioco di sponda che consente di esporsi di meno ma permettendo maggiore efficacia e franchezza. Occorre trovare però un interlocutore affidabile che goda della fiducia di entrambi gli schieramenti.

È anche in tale ottica che dovrebbero essere compresi i recenti rafforzamenti degli accordi regionali nell’Est e nel Sud-Est Asiatico. L’ASEAN, per esempio, conta al suo interno membri che negli ultimi trent’anni sono entrati in guerra tra loro. Particolarmente sanguinosa fu l’invasione vietnamita della Kampuchea nel 1978, i secolari contrasti tra Thailandesi e Birmani, dispute di confine tuttora in corso tra thailandesi e cambogiani per il controllo di un tempio sulla frontiera, o ancora l’invasione di Timor-Leste da parte dell’esercito Indonesiano dal 1975 al 1999. Sebbene sia perfettamente normale che un alone di diffidenza reciproca aleggi ancora, l’ASEAN rappresenta un valore aggiunto per gli stessi, poiché è in grado di agire da lubrificante sulle tensioni politiche dell’area, offrendo un foro ideale per affievolire contrasti tra governi e istituzioni.

Altri forum regionali simili sono stati creati nell’intento di promuovere una soluzione multilaterale a problemi che riguardano pasi rivali. Il Mekong River Commission and Sustainable Development (MRC) con sede a Vientiane è un altro organo sub-regionale, usato come sponda diplomatica per sanare contrasti tramite intermediari.

Non sarebbe quindi sbagliato raffigurare lo scacchiere internazionale come un insieme geometrico di linee rette, cerchi e triangoli dove forme di pensiero ed espressione diverse si intersecano formando un’intricata tela di interessi reali e percezioni quantomeno ambigue.

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Photo Credit: Present&Correct

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