La stecca nel coro. Emma Bonino e la politica estera italiana

Con la liberazione di Domenico Quirico, il giornalista de “La Stampa” di Torino rapito cinque mesi fa dai guerriglieri siriani che combattono contro il regime di Assad, la Farnesina guidata da Emma Bonino può vantare un primo, importante successo.

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[dropcap]D[/dropcap]opo le fanfare ridicole e fanfarone del Marchese di Sant’Agata, un diplomatico di carriera che dimostra con eccezionale capacità quanto difficile sia il mestiere della politica e quanto la burocrazia ministeriale sia diversa dall’azione pratica nelle stanze del potere e delle decisioni, pensavamo fosse impossibile per l’Italia l’affermazione di una qualunque linea d’azione in politica estera. E invece, con la benedizione e anzi la sponsorizzazione di quel grandioso animale politico che è Giorgio Napolitano, giunge nel più grande edificio pubblico d’Italia questa donna minuta e dura, che ha già dato grandi prove di sé in passato, e addirittura il Belpaese torna ad avere una sua voce nel contesto internazionale.

Come altrimenti giudicare le nient’affatto cautelose affermazioni del Ministro Bonino sulla partecipazione del nostro paese ad una eventuale guerra in Siria? Il Marchese di Sant’Agata, già ambasciatore a Washington, dove non ha brillato per sobrietà e savoir faire, avrebbe immediatamente sposato la linea statunitense, dicendosi anzi felicissimo d’indossare lui stesso l’elmetto, con effetti che con parsimonia verbale definiremo comici. Emma Bonino invece ha espresso con nettezza tutte le sue riserve sull’intervento armato e ha vincolato soprattutto qualunque azione militare in Siria alla decisione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU: una risposta estremamente chiara e lucida, solo in apparenza sbrigativa. In punta di diritto, il Ministro Bonino ha detto all’amico americano: se hai prove così schiaccianti da convincere tutto il Consiglio –e dunque la Russia, che spalleggia Assad- ad intervenire sotto suo mandato in quel covo di vipere, l’Italia non potrà che essere con te. Ma insomma, quest’appoggio te lo devi guadagnare, non è scontato.

E se il Premio Nobel per la Pace riteneva di ricevere una risposta diversa, non aveva fatto i conti con questa piemontese caparbia. Non siamo così megalomani da credere che il passaggio per il Congresso del presidente Obama sia stato una diretta conseguenza della risposta boniniana, ma una qualche influenza deve averla avuta, se è pure vero che la Bonino gliel’ha fatta sapere molto onestamente, parlando nella sua lingua, in termini crudi e spigolosi che non si potevano equivocare, davanti alle telecamere della CNN.

Una posizione così nettamente discorde non la si sentiva da almeno vent’anni, forse di più, essendo stata in questo lungo arco di tempo l’Italia funestata dai peggiori Ministri degli Esteri che si potessero immaginare (ci piace ricordarli tutti: Giuliano Amato, Emilio Colombo, Beniamino Andreatta, Leopoldo Elia, Antonio Martino, Susanna Agnelli (!), Lamberto Dini, Amato bis, Renato Ruggiero –un altro diplomatico di carriera, primo ministro della storia sfiduciato dal Governo che lo ha messo lì-, Silvio B., Gianfranco Fini, Massimo D’Alema e Franco Frattini, questi ultimi due forse i peggiori di tutti, e poi il Marchese dimissionario sostituito da Monti Mario). Gioverà inoltre ricordare che un grande successo, forse l’ultimo in scala internazionale, della diplomazia italiana, è stato quello di far passare la moratoria ONU sulla pena di morte, un risultato che fu immediatamente sventolato dall’allora Ministro degli Esteri, D’Alema, ma che fu raggiunto solo grazie al paziente e capillare lavorìo proprio della Bonino e del partito Radicale.

È naturale che una simile posizione onesta e intelligente non poteva essere sostenuta oltre da un governo debole e per forza di cose bisognoso di ampie maggioranze, anche internazionali, quale quello di Letta nepote, il quale si è affrettato a firmare documenti a sostegno dell’intervento bellico –art.10 datti pace- durante l’ultimo G20 pietroburghese nel quale Putin, con la paciosa cordialità che ispira, ha raggelato il suo collega statunitense accogliendolo con una mano tesa ma precedentemente passata un quarto d’ora, forse venti minuti, tra due lastre di ghiaccio della Siberia settentrionale.

Dopo er pasticciaccio brutto dell’esiliata kazaka Alma Shalabayeva era difficile gettare una luce positiva sui servizi segreti, che hanno avuto evidentemente un ruolo centrale nella liberazione di Quirico. Eppure il lavoro silenzioso e non sbandierato di Emma Bonino è riuscito là dove altri chiacchieroni avrebbero forse fallito. Nel caso kazako è tra l’altro assai evidente la capillare corruzione che domina in tutto il contesto nazionale, a tutti i livelli: anche nei palazzi ministeriali. Immaginiamo che davvero per amore delle istituzioni e per senso di responsabilità Emma Bonino non abbia voluto infierire contro il suo collega degli Interni, chinando il capo davanti responsabilità non sue.

C’è da sperare che con la stessa discrezione e la medesima capacità il Ministro Bonino riesca a condurre dei negoziati con l’India improntati sull’onestà e la correttezza, per chiarire tutti i mal tratteggiati profili dell’arresto in terra straniera dei due marò, ristabilendo, sempre in punta di diritto, l’equilibrio tra i due paesi. C’è da sperare che per far ciò voglia mettere da parte, come ci sembra stia già facendo, quel bleso funzionario dell’Onu, Staffan de Mistura, che, con la sua eleganza da diplomatico d’autrefois, ha tutta l’aria di muoversi nell’India di un romanzo di Somerset Maugham, ciò che massimamente irrita gli indiani.

La pasionaria radicale, ne siamo convinti, non accoglierà tuttavia con una carezza i due militari, e sarà con loro marziale e rigida, pur celebrando i fasti della sua azione diplomatica: i due hanno pur sempre ammazzato due pescatori. A quel punto si durerà fatica a negarle, vilmente, ascolto, come ha fatto Letta per inspiegabili e inescusabili motivi. Ma forse allora questo governo sarà condannato da una inesorabile data di scadenza, oltre la quale il latte, oramai andato a male, tornerà alle ginocchia dalle borse lise di altri ministri degli esteri, assai poco assertivi e molto accomodanti nei confronti degli altrui voleri.

E l’Italia avrà perso l’occasione di tornare ad avere una sua politica estera, se mai ne ha avuta una.

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Photo Credit: La Stampa

2 thoughts on “La stecca nel coro. Emma Bonino e la politica estera italiana”

  1. A parte l’evidente sviolinatura per il capo, non mi sembra che anche il testo brilli per “sobrietà e savoir faire”, come il criticato Marchese di Sant’Agata…

    Saluti

  2. Gentile, ed anonimo, lettore,
    io sono Principe romano, e non piccolo Marchese bergamasco, e l’arbitrio e l’eccesso sono per me la norma. Scribacchino al soldo di nessuno, senza neppure una Musa cui obbedire, figuriamoci un fantomatico capo, posso permettermi l’inarrivabile lusso della smodatezza dei giudizi e delle critiche. Ma voglio rassicurarla: quando sarò Ministro degli Esteri sarò parsimonioso e rettissimo, com’è giusto che sia, e il mio nome risuonerà nei secoli come esempio di modestia e di rettitudine. Fino ad allora, però, eccesso ed arbitrio, com’è giusto che sia. Se non gradisce la mia prosa, le restano sempre i fondi di Panebianco sul Corriere della Sera: buona lettura!

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