Tag Archives: assicurazioni sanitarie

Health-care-costs_Photo-by-Images_of_Money-at-Flickr-Creative-Commons-530x300

La futuribile convergenza tra sistemi sanitari: equità o innovazione?

Dall’analisi comparata tra sistema sanitario americano ed europeo, emerge il dilemma della sostenibilità: da un lato, l’esigenza di garantire servizi universali controllando la spesa sanitaria; dall’altro la volontà di sostenere l’innovazione tecnologica e l’eccellenza nella ricerca.

[dhr]


Health-care-costs_Photo-by-Images_of_Money-at-Flickr-Creative-Commons-530x300

[dhr]

[dropcap]M[/dropcap]entre negli Stati Uniti la riforma Obama del 2010 ha cercato di dare risposte ai problemi di equità determinati dal sistema sanitario delle assicurazioni private, in Europa è crescente l’allarmismo riguardante la sostenibilità dei sistemi sanitari nazionali. Se ne ha un chiaro esempio nella recente dichiarazione dell’attuale  Presidente del Consiglio, Mario Monti, circa la necessità di individuare nuove forme di finanziamento per il SSN. Ritengo, pertanto, che la convergenza dei due trend non sia casuale: i distinti e originali percorsi del sistema delle assicurazioni private statunitense, e di quelli universalistici europei, sono destinati a influenzarsi reciprocamente.

Come anticipato circa un decennio fa da Giovanni Fattore, direttore del Dipartimento di Analisi Istituzionale e Management Pubblico dell’Università Bocconi, il tentativo dei sistemi sanitari europei di raggiungere gli standard tecnologici americani pone un problema di sostenibilità per almeno due ordini di motivi: la minore incidenza della spesa sanitaria sul PIL, e l’assenza di rilevanti fonti private di finanziamento in Europa.

A questo quadro, è necessario aggiungere un ulteriore elemento: la curva demografica. In base a quest’ultima, si può concludere che il costo della sanità non potrà che aumentare nei prossimi anni. La curva della spesa sanitaria media per età presenta, infatti, un andamento a “J”, dovuto al fatto che, dopo una riduzione negli anni successivi all’infanzia, i consumi medi pro-capite cominciano a crescere lievemente dopo l’adolescenza, si intensificano a partire dai cinquant’anni circa, per impennarsi infine verso i sessanta-sessantacinque anni. Si stima che in Italia, nel 2050, il 33% della popolazione sarà ultrasessantenne. Il trend accumana USA ed Europa ed appare difficilmente contrastabile.

Diversamente dalla tradizione storica europea, il modello statunitense delle assicurazioni private ha sempre considerato la sanità come un prodotto individuale afferente alle logiche di mercato. Tale modello è sostenuto dai contributi volontari dei lavoratori o dei datori di lavoro, sotto forma di premi assicurativi o pagamenti diretti. Il sistema è incentrato sulla rimborsabilità delle prestazioni – per coloro che possiedono un’assicurazione sanitaria, e sulla “gratuità” delle stesse – principalmente per coloro che beneficiano dei programmi Medicare e Medicaid. Al contrario, i modelli universalistici europei considerano la sanità come un diritto che lo Stato deve garantire ai cittadini. La forma di finanziamento principale del modello Beveridgiano (UK) è stata la fiscalità generale, mentre quella del modello Bismarckiano (Germania) consisteva nei contributi obbligatori pagati dai lavoratori, o dai datori di lavoro, alle assicurazioni sociali.

Le marcate differenze tra i due sistemi sanitari trovano origine in una diversa concezione dei diritti e dei privilegi relativi all’individuo. Riecheggiando il pensiero di una larga fascia di cittadini statunitensi, non necessariamente di fede politica repubblicana, si potrebbe arrivare a dire che: “Ogni cittadino ha l’assicurazione sanitaria che si merita”. Al contrario, in Europa, il fenomeno delle caring externalities è nettamente dominante: il singolo individuo è disposto a cedere parte del proprio reddito in cambio di servizi, anche se non ne usufruirà personalmente.

A oltre sessant’anni dall’introduzione, nel 1948, del primo modello universalista, il britannico National Health Service, è oggi possibile osservare e comparare i risultati ottenuti dai suddetti sistemi sanitari.

Il sistema statunitense delle assicurazioni private è quello che determina la spesa sanitaria pro-capite più alta tra i Paesi OECD, e allo stesso tempo non garantisce al 15% della sua popolazione, cioè a 45 milioni di persone, alcuna assicurazione sanitaria. I welfaristi potrebbero affermare, a ragione, che l’applicazione delle politiche liberiste in sanità abbia generato un sistema iniquo e inefficiente allo stesso tempo. La riforma Obama 2010 e la seconda ondata di correttivi, prevista per il 2014, costituiscono un tentativo di risposta alle evidenti lacune di tale impianto. Un tentativo, questo, concepito nella direzione dell’universalismo, ed evidentemente influenzato dai sistemi sanitari europei.

Secondo Robert Evans, specialista in Health Economics all’Università della British Columbia, le ambizioni riformiste di Obama, sono state frenate dall’alleanza implicita tra i soggetti dell’offerta (imprese fornitrici, medici, ospedali) e i cittadini con reddito  medio-alto. La prima componente, infatti,  garantisce servizi d’eccellenza ai cittadini con reddito medio-alto e trova nella loro domanda la condizione sufficiente per continuare a dominare il sistema sanitario. Di conseguenza, la qualità della ricerca biomedica statunitense e l’eccellenza dei suoi centri di studio, è di fatto indiscutibile, e non sorprende, quindi, che siano proprio gli USA a dettare i ritmi di sviluppo tecnologico ai sistemi sanitari europei.

Nel vecchio continente, un modello di matrice universalistica offre, al contrario, assistenza sanitaria alla totalità della popolazione, ed è caratterizzato da una spesa pro-capite decisamente inferiore. A riguardo, si segnala che il tanto vituperato SSN abbia una spesa sanitaria pro-capite inferiore alla media OECD. In un costesto recessivo, con trend demografici sfavorevoli e PIL inferiori, i sistemi sanitari europei non riescono però ad assorbire l’innovazione tecnologica promossa dal sistema sanitario americano. La capacità di porre un filtro costruttivo all’innovazione potrebbe essere un elemento fondamentale per garantire la sostenibilità dei sistemi sanitari europei, preservando il loro carattere universalistico.

In conclusione, questa breve analisi comparata consente di mettere in luce il critico trade-off tra la necessità di garantire servizi sanitari universali, controllando la spesa sanitaria, e la capacità di sostenere l’innovazione tecnologica e l’eccellenza nella ricerca. Si è già detto di come Stati Uniti e Europa abbiano privilegiato, rispettivamente, la prima e la seconda dimensione. Nell’era globale è possibile, ma non nesessariamente augurabile, una progressiva convergenza tra due modelli storicamente distinti, che costringerà l’Europa a rinunciare progressivamente al carattere sociale dei propri sistemi sanitari.

[hr]

Editing: Maria Teresa De Palma

Photo Credit: Creative Commons