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I negoziati in Kosovo: quale futuro?

La situazione della sovranità kosovara, che tocca nervi scoperti nel complesso panorama diplomatico degli stati della ex Jugoslavia, rimane ancora centrale.

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Prishtina wake up

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[dropcap]G[/dropcap]li osservatori internazionali saranno sollevati dalla prospettiva di un accordo senza precedenti sulla questione del Kosovo; le misure da adottare, però, rischiano di risolvere alcune questioni (per il momento) e generarne altre. Ci sono state concessioni notevoli da parte dei serbi, che però continuano a non riconoscere ufficialmente l’indipendenza del Kosovo; ma l’accettazione delle autorità kosovare di confine indica la tendenza verso un riconoscimento de facto. Al primo ministro serbo Ivica Dačić va dato atto del tentativo di migliorare le relazioni tra Belgrado e Pristina, probabilmente a fronte dello stallo diplomatico, dell’instabilità politica e delle mancate opportunità economiche tra i due Paesi.

Un eventuale accordo prevedrebbe la presenza di ‘municipalità serbe’, relativamente autonome, nelle regioni a nord del Kosovo dove si concentra la maggioranza serba. In cambio, Dačić cederebbe a Pristina la giurisdizione sui serbi kosovari, smantellando le istituzioni statali parallele supportate da Belgrado. Pur mantenendosi influenti nelle regioni del nord, di fatto i serbi rinuncerebbero al controllo formale sul Kosovo. E se anche le parole usate rimangono forti, la delegazione di Dačić, in modo lento ma inesorabile, sembra voler abbandonare ogni pretesa sul territorio (arrivando a definire ‘una menzogna’ il fatto che il Kosovo fosse mai appartenuto ai serbi).

Un riconoscimento de facto appare il presupposto su cui si baseranno i rapporti tra Belgrado e Pristina. È invece da scartare l’ipotesi che la Serbia (e per estensione la Russia) sia disposta a riconoscere l’indipendenza del Kosovo in maniera ufficiale; almeno, non avverrà nel breve termine, poiché la questione è politicamente molto sensibile a livello sia locale che internazionale. Il riconoscimento de facto potrà costituire un successo relativo, se gli accordi presi riusciranno a stabilizzare la situazione del Kosovo e dell’intera regione balcanica.

Ma le implicazioni a breve e lungo termine sono comunque dietro l’angolo; per prima cosa, c’è da chiedersi per quanto tempo questo status possa risultare sufficiente. Se per il Kosovo un riconoscimento de facto è comunque un passo avanti, non sarebbe in ogni caso equiparabile ai vantaggi di cui godrebbe come stato indipendente: al Kosovo, riconosciuto come tale da appena 98 membri delle Nazioni Unite, alla lunga potrebbe non essere sufficiente l’ombrello di sicurezza garantito dalla NATO e dall’ONU. Nemmeno l’Unione Europea ha un approccio unanime sulla questione: per una serie di ragioni politiche, a negare al Kosovo il riconoscimento formale sono Spagna, Grecia, Romania, Slovacchia e Cipro. Sebbene sembri azzardato affermare che l’adesione all’Unione Europea rappresenti oggi, per i Paesi balcanici, un’irresistibile conquista, il ruolo ricoperto recentemente dalla stessa nella regione è stato dirimente. Poiché è probabile che nel giro di una decina d’anni la maggior parte di questi Paesi diventerà membro dell’Unione Europea, il Kosovo, non ancora formalmente indipendente, potrebbe rimanerne escluso e risultare ulteriormente svantaggiato.

Per di più, il sistema delle municipalità ha immediatamente attirato l’attenzione di varie minoranze all’interno di altri stati: richieste simili a quelle serbe sono state avanzate dai gruppi di etnia albanese nel sud della stessa Serbia. Per alcuni, la soluzione sarebbe addirittura lo scambio di territori e popolazioni, sebbene quest’opzione non sia stata presa seriamente in discussione. Inoltre, un accordo sul Kosovo arriverebbe in un momento particolarmente problematico per la Bosnia-Erzegovina, composta dalla Repubblica Serba (da non confondere con la Repubblica di Serbia) e dalla Federazione Croato-Musulmana di Bosnia: Milorad Dodik, presidente della Repubblica Serba, ha richiesto che, all’interno dell’altra entità territoriale del Paese, le municipalità a maggioranza serba potessero essere autonome. Tali pretese sono state respinte dalle autorità; ma non sarà facile tenere a bada i gruppi minoritari se le politiche adottate in casi simili saranno tanto diverse.

La situazione della sovranità kosovara, che tocca nervi scoperti nel complesso panorama diplomatico degli stati della ex Jugoslavia, rimane ancora centrale. Così, se ogni progresso diplomatico ed economico è auspicabile (il Kosovo ha ancora il PIL e il PPA più bassi tra i Paesi della regione balcanica), non sarà di certo un semplice accordo a risolvere, una volta per tutte, l’intricato groviglio di questioni irrisolte.

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Articolo tradotto da Antonella di Marzio

Articolo originale: Kosovo Talks: Progress Now, Problems Tomorrow?

Photo Credit: Agroni