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Arctic Ice

Il dominio dell’Artide e le conseguenze per la sicurezza globale

Il controllo dell’Artide è stato per lungo tempo oggetto di un dibattito intenso e di dispute tra Canada, Danimarca, Norvegia, Russia e Stati Uniti. Il risultato della controversia potrebbe avere un impatto significativo sulla sicurezza globale. 

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[dropcap]I[/dropcap]l dominio sull’Artide è stato per lungo tempo al centro di un acceso dibattito e di varie dispute tra Canada, Danimarca, Norvegia, Russia e Stati Uniti. Ciascuno di questi Paesi rivendica la sovranità di parte dell’Artide. Secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), uno stato interessato dispone di dieci anni di tempo per rivendicare la sovranità su zone della piattaforma continentale. Tale periodo inizia con la ratifica della Convenzione da parte dei soggetti coinvolti. Ad oggi, il suddetto lasso temporale è stato già superato da Norvegia e Russia, mentre Canada e Danimarca si stanno avvicinando alla scadenza (prevista, rispettivamente, nel 2013 e 2014). Dal canto loro, gli Stati Uniti rivendicano la sovranità di alcune parti dell’Artico per via della vicinanza con il territorio dell’Alaska, sebbene non abbiano ancora ratificato la Convenzione.

Ci sono state dispute per la sovranità di alcune zone particolari dell’Artico. Le aree contese comprendono il Passaggio a nord-ovest, il Mare di Beaufort, l’isola Hans e il Polo Nord. Per il Canada il Passaggio a nord-ovest fa parte delle sue acque interne, il che gli conferisce la possibilità di applicarvi le leggi nazionali in materia di pesca e ambiente e imporvi tasse e restrizioni doganali. Al contrario, gli altri Paesi, Stati Uniti in testa, considerano il Passaggio a nord-ovest appartenente alle acque internazionali. Se quest’ultima interpretazione fosse unanimemente condivisa qualsiasi imbarcazione avrebbe la facoltà di esercitare il proprio diritto di passaggio, limitando in tal modo l’autorità canadese sull’area.

Il Mare di Beaufort si estende dalle coste dello Yukon (in Canada) a quelle dell’Alaska (negli Stati Uniti). Il Canada sostiene che la sovranità debba essere riconosciuta in base all’estensione dei confini territoriali, mentre gli Stati Uniti non appoggiano tale tesi. Questi ultimi, infatti, hanno autonomamente stipulato contratti di affitto per alcuni di quei territori sui quali il Canada rivendica la sovranità per le estrazioni petrolifere. La disputa non è ancora stata risolta, ma si presume che si debba attendere il giudizio di un tribunale internazionale non appena gli Stati Uniti ratificheranno la Convenzione UNCLOS.

Attualmente la Danimarca e il Canada hanno intavolato negoziati per la spartizione dell’isola Hans. Benché piccola e disabitata, l’isola ha attratto l’attenzione di entrambi i governi. Se la mappa elaborata nel 1967 per la determinazione della sovranità sull’isola la localizzava all’interno delle acque canadesi, le più recenti immagini satellitari hanno rivelato che, invece, il confine tra i due stati si trova proprio al centro dell’isola stessa. Nel 1984, 1988, 1995 e 2003 il governo danese ha issato la propria bandiera sull’isola di Hans. Per tutta risposta nel 2005, durante un viaggio in territorio artico, il ministro della Difesa canadese attraccò sull’isola, provocando ulteriori attriti tra i due governi.

In realtà, le più acute controversie riguardano il Polo Nord. La sovranità sul Polo Nord è stata rivendicata da diversi Paesi, anche se non è stato ancora stabilito a quale piattaforma appartenga ufficialmente. Infatti, dopo che nel 2007 un sottomarino russo issò la propria bandiera sui fondali del Polo Nord, seguirono numerose critiche internazionali. Il ministro degli Affari Esteri canadese Peter MacKay stigmatizzò tale atto dimostrativo, poiché implicava l’inequivocabile rivendicazione della sovranità di Mosca sulla regione. L’immediata replica del corrispettivo russo, Sergey Lavrov, puntò a minimizzare l’accaduto come mero atto celebrativo, paragonandolo al gesto americano sul satellite lunare. Ciò nonostante, il ministro delle Risorse Naturali, nonché collega di Lavrov, ha di recente sostenuto l’appartenenza del Polo Nord alla piattaforma sub-continentale russa: pertanto, il suo Paese rivendica di fatto il diritto a disporre delle vaste risorse naturali presenti nel territorio polare.

Le conseguenze delle dispute per la sovranità sull’Artico potrebbero avere un impatto significativo sulla sicurezza globale. Stando a quanto sostiene il Gruppo Intergovernativo di Esperti sul Cambiamento Climatico, l’industria marittima potrebbe iniziare a utilizzare l’Artico come rotta marina principale, man mano che la calotta glaciale continuerà a sciogliersi. Questo implicherà un maggiore sforzo per la protezione delle frontiere, oltre alla possibilità di tassare le imbarcazioni. Si crede, inoltre, che l’Artico sia una vasta riserva di gas naturale e petrolio. Considerando le scadenze imminenti della Convenzione ONU e gli alti incentivi economici, l’ipotesi di un conflitto appare sempre più veritiera.

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 Articolo tradotto da: Valentina Mecca

Articolo originale: The Security Implications of Arctic Sovereignty

Photo Credit: U.S. Geological Survey